1. Ciao Michele, che giudizio dai finora a questi playoff, sono come te li aspettavi?
Mi sorprende la caduta verticale dell’Asiago, per il resto direi che i pronostici sono sostanzialmente rispettati. Serie agevole per il Bolzano contro un Fassa decimato dalle assenze, bene il Cortina che è già al match-ball contro un Valpellice che ha speso troppo nella rincorsa ai play-off. Pontebba-Alleghe, come era lecito attendersi, è la serie più combattuta. Pure troppo.
2. L’Asiago è caduto forse in una maniera che nessuno si aspettava…
L’Asiago di quest’anno mi ricorda molto il Bolzano di due anni fa. Squadra data da tutti come la favorita numero uno per lo scudetto, ma pancia troppo piena dopo due tricolori consecutivi. Poca fame, poca umiltà, troppa sicurezza nei propri mezzi, troppa convinzione di essere superiori. Questo, soprattutto se alle spalle non hai una società e uno staff tecnico che ti tiene sotto pressione, ti porta inevitabilmente a lavorare poco durante l’anno. Tanto – pensi dentro di te – quando conta davvero noi veniamo fuori. Ma nello sport non sempre succede, non sempre riesci ad accendere la lampadina a tuo piacimento. E il poco lavoro di ottobre, lo paghi inevitabilmente a marzo.
3. Anno che vai polemica che trovi, che idea ti sei fatto sulla questione stranieri?
Seguo l’hockey da 30 anni (alla mia prima partita ne avevo 5…) ma la questione è sempre la stessa. Troppi stranieri e troppi oriundi, oppure troppo pochi stranieri e troppo pochi oriundi. A seconda dei punti di vista e del tornaconto personale. Ed ecco il nocciolo della questione. Trovatemi una società, in Italia, che antepone il bene del movimento al proprio vantaggio immediato. Ecco, quando l’avrete trovata (temo che non accadrà mai) ne riparleremo. Per il momento, la mia opinione è questa. Punto primo: chi è eleggibile per la nazionale, anche se è nato in Canada o nel Burundi, è italiano. Su tutto il resto si può ragionare senza atteggiamenti da “talebani”, da una parte e dall’altra. E’ chiaro che a lungo andare investire nei settori giovanili risulta imprescindibile, e deve diventare una priorità, ma davvero l’hockey italiano può permettersi di perdere le uniche piazze che escono dal triangolo Alto Adige-Trentino-Veneto? E allora, dissotterriamo l’ascia di guerra: se il Valpellice avesse rinunciato a due transfer-card e si fosse tenuto Rottensteiner e Felicetti, e se altre squadre che predicano la valorizzazione dei giocatori locali non avessero tesserato così tanti stranieri da doverne lasciare uno o due in tribuna, si potrebbe fare. Finchè la situazione è quella di adesso, la vedo molto dura.
4. Partite che finiscono spesso troppo tardi e che la gente si stufa di seguire, siamo davvero uno sport così di nicchia?
A chiacchiere tutti sono bravi a predicare maggiore diffusione del movimento e più presenza sui media, ma quando si tratta di andare sul concreto si arriva di nuovo al tornaconto personale di cui sopra. Se portare allo stadio 50 turisti di passaggio è più importante che fidelizzare il “tuo” pubblico, quello che ti segue sempre, nel bene e nel male, allora siamo lontani anni luce da una qualsiasi visione di crescita. L’altro giorno mi è capitato tra le mani un articolo di 20 anni fa che parlava dei Devils e della loro media-spettatori che era “solo” a quota 1.300. La cosa che mi ha sorpreso è stato leggere che ad Alleghe e a Canazei la media era di 1.500, a Bolzano di 2.500. Dove sono finiti questi tifosi? Perchè li abbiamo persi? Qualcuno dovrebbe iniziare a pensarci.
5. Cosa vorrebbe vedere Michele Bolognini dal prossimo turno e cosa no?
Vorrei vedere gli stadi pieni, vorrei vedere passione in pista e sugli spalti, vorrei vedere partite dure, maschie, tirate, e alla fine giocatori, tifosi e dirigenti che se la raccontano davanti a una birra. Non vorrei vedere molte delle cose che vedo ogni settimana: buchi nel ghiaccio, ritardi, cariche da codice penale sanzionate meno di un “vaff….”. E vorrei vedere più bambini in tribuna: significherebbe che l’hockey, in Italia, ha un futuro.
6. Facciamo un buon proposito per la prossima stagione già ora….
Personalmente: cercare di apprezzare di più le cose belle che offre il nostro hockey. Più in generale: remare tutti, almeno una volta, nella stessa direzione.
7. Ultima domanda, la più banale forse…. Alla fine chi vince?
Vince il Val Pusteria. Troppo più forti dal punto di vista tecnico, fisico e mentale. Sono la squadra più completa: possono perderlo solo loro questo campionato.
